di Paolo Pollichieni*
Stai a vedere che alla fine la più grossa manifestazione per la legalità e contro lo strapotere mafioso, tenutasi a Rosarno, è proprio quella che in queste ore ha costretto i tanti extracomunitari che vivono,
e lavorano, nella Piana a scendere in strada, circondare il municipio, invocare legalità e punizione per chi li fa bersaglio di quotidiane vessazioni ed ora manda i suoi rampolli a sparagli contro con le carabine ad aria compressa, come al luna park.
“Gli africani salveranno Rosarno”. L'indovinato titolo del libro edito da Antonello Mangano, oggi appare più che mai indovinato. Ci sono voluti loro a costringere patriarchi e rampolli del “clan” Pesce a restarsene tappati in casa in attesa che i carabinieri venissero a salvargli il fondoschiena.
La paura stampata in faccia, quel casato non è mai stato abituato ad averla, semmai la leggeva sui volti delle sue vittime. Pensavano andasse così anche per i “negri” ammassati nella periferia di Rosarno, privati di ogni umana dignità e ridotti in schiavitù per eternare l'antico caporalato tipico della mafia agraria che precedette quella dei camion, degli sbancamenti e del narcotraffico.
Arrampicato sul tetto il vecchio Patriarca è stato visto, in mutandoni di lana, costretto a sparare col fucile da caccia per disperdente gli assedianti. Ma badava bene a sparare in aria, temendo che un colpo sbagliato potesse scatenare il definitivo attacco e l'inevitabile linciaggio.
Così adesso a Rosarno circolano le battute più ciniche sulla bocca di chi si è visto regalare, dagli “africani”, l'emozione dei mafiosi assediati in casa e privati del “loro” territorio: “Affidiamo la repressione mafiosa alle brigate senegalesi”.
Non vogliamo certo qui inneggiare alla violenza e ai disordini ma è singolare che in un territorio da decenni sotto il giogo mafioso; in una cittadina che ha visto la mafia degli agrari colpire ed uccidere il segretario del Pci, Giuseppe Valarioti; in una realtà istituzionale che vede sciolte le tre amministrazioni del circondario per infiltrazioni mafiose, proprio qui si tenti di sostenere che il problema per la civile convivenza è rappresentato dagli immigrati che non vogliono restare ridotti in schiavitù.
A Rosarno lo scontro è tra questi nuovi schiavi e il caporalato mafioso. Il governo nazionale da quale parte sta?
Purtroppo temiamo di averlo capito!
* Direttore di Calabria Ora
sabato 9 gennaio 2010
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