di Gigi Malabarba (resp. Lavoro Sinistra Critica)
La conferma della chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese da parte dell'ad Sergio Marchionne colpisce drammaticamente l'occupazione in una delle realtà più disastrate del paese ed è tanto più inaccettabile perchè compiuto da un gruppo industriale che ha goduto - e continua a godere - dei più lauti finanziamenti pubblici proprio per lo sviluppo delle attività nel Mezzogiorno. Alla crisi di sovrapproduzione nel settore auto si risponde scaricandone i costi sui lavoratori, e non solo quelli di Termini Imerese e di Arese, i cui siti spariscono, ma anche con ristrutturazioni che colpiscono praticamente tutti gli stabilimenti in Italia.
Sinistra Critica sostiene con forza la resistenza dei lavoratori e delle lavoratrici Fiat. E' ora che siano gli azionisti a pagare: nessun posto di lavoro deve andare perduto, innanzi tutto introducendo la riduzione dell'orario generalizzata in tutti i settori Fiat (ricordiamo che sono a rischio di chiusura anche siti che producono veicoli industriali), principalmente attraverso lo strumento dei contratti di solidarietà. L'intervento pubblico deve andare ad integrare il reddito dei lavoratori e non deve servire per ulteriori aiuti all'impresa. Se la Fiat intenderà comunque procedere a licenziamenti più o meno mascherati è lo Stato che deve intervenire requisendo gli stabilimenti che l'azienda intende chiudere.
Per creare un rapporto di forza favorevole ai lavoratori occorre però costruire le condizioni per realizzare al più presto uno sciopero generale che imponga il blocco dei licenziamenti e la distribuzione del lavoro esistente tra tutti, superando la frammentazione delle lotte in corso che non possono resistere se lasciate isolate.
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martedì 22 dicembre 2009
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