Due giovani persero la vita nel crollo della grù del parco minerali.
Ci furono anche 12 feriti lievi
• Confermate in Appello le condanne a pene comprese fra un anno e 4 mesi e un anno di reclusione nei confronti di sei imputati (tre dirigenti dell’Ilva e tre rappresentanti della ditta appaltatrice Cemit), accusati di omicidio colposo in relazione all’incidente sul lavoro del 12 giugno 2003 in cui persero la vita Paolo Franco e Pasquale D’Ettorre. I due operai furono schiacciati da una delle gru che vengono usate per movimentare le materie prime del parco minerali.
Operai morti all’Ilva condanne confermate
Chiuso il processo d’appello per le vittime della grù
MIMMO MAZZA
• Condanne confermate. Si è concluso ieri pomeriggio in corte d’appello per il processo di secondo grado per il duplice infortunio mortale che si verificò all’Ilva il 12 giugno del 2003.
Nell’incidente morirono Paolo Franco e Pasquale D’Ettor re, due giovani operai originari rispettivamente di San Marzano e Fragagnano.
Gli operai dell’Ilva furono travolti e uccisi da una delle gru che hanno la funzione di ricevere le materie prime dai nastri trasportatori e di stoccarle nei parchi, nonchè di riprenderle e caricarle sugli stessi nastri quando devono andare nei reparti per essere utilizzati. Altri 12 lavoratori rimasero lievemente feriti, ma il bilancio poteva essere ancora più drammatico in quanto il braccio staccatosi dalla gru finì la sua folle corsa contro un minibus per il trasporto operai, fortunatamente vuoto in quel momento.
Il collasso avrebbe determinato un’azio - ne autoscatenante delle colonne di sostegno del bilanciere che era meccanicamente collegato ad esso e sul quale stavano lavorando gli operai.
Secondo quanto stabilito dalla perizia disposta dalla pubblica accusa, il crollo della gru sarebbe stato determinato dall’impego di un contrappeso provvisorio di valore eccessivo. In sostanza, non sarebbe stato fatto un calcolo esatto dell’ef - fettiva resistenza della struttura in caso di carico aggiuntivo.
In primo grado, il 18 ottobre del 2008, il giudice Valeria Ingenito ha condannato a un anno e 4 mesi di carcere Luigi Capog rosso, direttore dello stabilimento, e a un anno di reclusione con pena sospesa il responsabile manutenzione meccanica dell’area Pma dell’Ilva, Salvatore Zimba r o, il responsabile preparazione minerali del siderurgico, Giancarlo Quaranta, e tre rappresentanti della ditta Cemit: l’am - ministratore Gerardo Pappalardo, il responsabile dell’Ufficio Tecnico Fr anco
Antonio Pinto e il responsabile servizio protezione e prevenzione Giuseppe Brun o. Fu assolto, invece, Emilio Riva, presidente del consiglio di amministrazione dell’Ilva.
Ieri la corte d’appello, presieduta dal dot tor Antonio Marsano, dopo aver respinto l’eccezione presentata dall’avv. Fr ancesco Paolo Garzone, legale di Pappalardo, riguardo l’omessa notifica della fissazione del processo di secondo grado, ha fatto discutere le parti, emettendo al termine del dibattimento il verdetto. Il sostituto procuratore generale Ciro Saltalamacchia ha chiesto la conferma del verdetto di primo grado, richiesta alla quale si sono opposti i legali componenti del collegio difensivo (Egidio Albanese, Raffaele Err i c o, Cesare Mattesi). Dopo nemmeno due ore di camera di consiglio, il verdetto che si discosta soltanto relativamente alla non menzione nel casellario giudiziario per Pinto, Bruno e Zimbaro, da quello di primo grado.
«Il 17 febbraio sarebbe stato il compleanno di mio figlio - dice Angelo Franco, papà di Paolo - questa sentenza è un bel regalo».
giovedì 11 febbraio 2010
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